
di Ruggiero Corcella
Lo studio su Frontiers in Digital Health: interfacce cervello-computer, sistemi di neuromonitoraggio e applicazioni connesse a Internet sollevano interrogativi inediti su tutela dei diritti fondamentali e governance della rete
Le neurotecnologie non sono più un orizzonte futuristico. Dispositivi capaci di registrare l’attività cerebrale, sistemi di neuromodulazione e interfacce cervello-computer sono già utilizzati in ambito clinico e sperimentale. A cambiare, oggi, è soprattutto il loro inserimento in ecosistemi digitali connessi alla rete.
In un articolo pubblicato su Frontiers in Digital Health («Cognitive frontiers: neurotechnology and global internet governance») Roxana Radu della Blavatnik School of Government, Università di Oxford (Regno Unito) esplora l’intersezione, in gran parte sconosciuta, tra neurotecnologie e governance di Internet nell’agenda politica internazionale.
Il cervello nuova «interfaccia» di Internet
«Ciò che un tempo era puramente speculativo – la capacità di monitorare le onde cerebrali, trasferire emozioni e ricordi, veri o falsi, e influenzare le azioni in tempo reale – è ora più vicino che mai – scrive Radu -. Entro il 2030, un mondo perfettamente interconnesso, intelligente e immersivo, costruito sulla prossima generazione di Internet (talvolta definita Web 4.0), consentirà una fusione di oggetti e ambienti digitali e fisici. Faciliterà interazioni uomo-macchina più avanzate e aprirà




