
di Greta Privitera
La sala mezza vuota. Il leader estremista sognava la doppia cifra ma si ferma a 6-7 seggi
DALLA NOSTRA INVIATA
MODI’IN – Il Gray Club è una discoteca di Modi’in, a metà strada fra Gerusalemme e Tel Aviv. Pareti nere, palle di specchi che girano sul soffitto come negli anni Settanta, e la musica sparata a tutto volume: discomusic israeliana. Itamar Ben-Gvir non ha scelto la Gerusalemme dei profeti né la Tel Aviv che lo detesta.
Elezioni in Israele, i risultati in diretta
Ha scelto una città nuova, nata negli anni Novanta fra villette e rotonde, a un passo dalla Linea verde, per la notte elettorale di Otzma Yehudit, Potere ebraico, il partito dell’ultradestra messianica. Domani sera, sullo stesso palco, salirà una tribute band di Madonna. In sala quasi tutti portano la kippah di lana, fatta all’uncinetto, molti hanno i payot, i riccioli che scendono lungo le tempie. Le donne sposate, che la legge religiosa vuole con i capelli coperti, portano fasce e foulard cuciti di paillettes, quelli delle grandi occasioni.
Tanti sono arrivati dalle colonie qui intorno. Sulle magliette dei giovani sostenitori il nome del capo è scritto con le lettere grosse




