
di Andrea Laffranchi
William Mezzanotte, uno dei 30 artisti in gara a Sanremo, ha il dna dell’hip hop, le rime e le basi
L’ombrello del rap è diventato largo come quello del rock una volta. Sotto la stessa etichetta ci sono artisti, suoni e temi così lontani da rendere generica la classificazione.
nayt, tutto minuscolo per scelta, al secolo William Mezzanotte, uno dei 30 artisti in gara a Sanremo, ha il dna dell’hip hop, le rime e le basi, ma è arrivato a palazzetti e dischi di platino senza bisogno di troppe money, bitch e gang.
Il suo racconto ha il taglio introspettivo del cantautorato. «Nel rap c’è il bianco, il nero e tutte le gradazioni nel mezzo. Le categorie sono una banalizzazione. C’è stato un momento in cui mi sono chiesto “ma sei sicuro di quello che stai facendo?”. Poi ho capito che era giusto seguire il mio percorso di ricerca umana».
A Sanremo, in attesa dell’album «io Individuo» (20 marzo), presenta «Prima che», riflessione su quanto resta una volta che eliminiamo tutte le sovrastrutture e torniamo a «prima della prima donna»: «È la madre, l’unico elemento che condividiamo. Prima di questo, chi siamo?




