
di Greta Privitera
L’attivista iraniana: «Ci troviamo chiaramente di fronte a un cambio di regime. Sappiamo che in ogni caduta c’è il rischio di guerra civile: anch’io, come molti altri iraniani, temo lo scoppio di un conflitto»
Nasrin Sotoudeh risponde dalla sua casa di Teheran, a dieci minuti a piedi dal carcere di Evin. La famosa avvocata e attivista iraniana che nella vita ha fatto fuori e dentro da quella prigione per difendere i diritti delle donne e delle minoranze, non ha paura di parlare. Non ha mai avuto paura.
Come sta?
«Come dopo un massacro gigantesco, in cui tutti piangiamo un morto. Il figlio di un’amica, un parente, una sorella. Ho 62 anni e ho visto cose terribili in Iran: ma mai niente di simile».
Ha protestato anche lei?
«Le prime sere sì. Eravamo migliaia per le strade. Ma vista la brutalità degli attacchi non me la sono più sentita».
Come è la situazione oggi?
«Le manifestazioni sono state sedate con la repressione. Quasi tutte. Internet va a singhiozzo».
Lei è sempre stata contraria a interventi esterni, e diceva che il popolo iraniano avrebbe rovesciato il regime da solo. Che cosa pensa di una




