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Muti e il coro dei 3.546: «L’Italia vera». Ovazioni per il direttore che spiega i brani celebri, scherza e dice ai fan: il futuro siete voi

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di Gian Mario Benzing, inviato a Ravenna

È cresciuto, il «popolo» di Riccardo Muti, i coristi che da tutta Italia convergono, l’1 e 2 giugno, su Ravenna, per «Cantare amantis est» («Cantare è di chi ama», frase di Sant’Agostino), due giorni di prove entusiasmanti, un bagno di folla, di musica, di emozioni.
Dai tremila dell’anno scorso, ora i coristi sono 3.546 (dai 6 ai 93 anni), con 116 voci bianche, rappresentanza di 459 cori. Attendono il maestro per ore, facendo la ola, cantando «Romagna mia», «Volare» e «’O surdato ‘nnamurato». Ma ecco, ovazione, Muti irrompe sul palco a passo di corsa, si tuffa al piano, contempla compiaciuto l’impressionante platea: «In questo nostro Paese abbastanza disastrato, c’è un fondamento che fa ben sperare per il futuro, e siete voi». «Qui trovo l’Italia vera, humus fecondo, nato dalla grande cultura del nostro Paese».
Quest’anno, dice, si «alza l’asticella». In programma Ave verum Corpus di Mozart, Casta diva di Bellini, Ave Signor di Boito, l’Andante a cappella dal Requiem di Verdi. Arriva l’Arcivescovo di Ravenna, Muti gli dedica l’Ave verum Corpus («Se viene bene, lo mandiamo al Papa, senza diritti d’autore») e l’impatto è una marea che commuove. «Eccellenza, in

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