
Kawhi, che ha trascinato i Raptors al primo e unico trionfo della storia di franchigia, difende forte e fa canestro come ben sanno ai Clippers. Anche se sono in pochi ad apprezzarlo per le sue qualità
Zitto, zitto, solo difesa e canestri. Kawhi Leonard è un campione d’altri tempi. Poche parole, preferibilmente pochissime, tanti fatti. Il suo trasferimento da Los Angeles (sponda Clippers) a Toronto passa quasi inosservato, perso nel “rumore” dei post social di LeBron James, alla ricerca di un nuovo indirizzo, nelle voci di mercato che riguardano Jaylen Brown, nei progetti di Giannis Antetokounmo nella versione Heat. Leonard se lo filano in pochi, eppure, anche a 35 anni resta forte come pochissimi, reduce da una stagione da secondo miglior quintetto, All Nba. Eppure non fa notizia, o quasi. Persino quando cambia maglia. Perché Kawhi è il talento Nba più sottovalutato dell’era moderna e “se la gioca” con tutte le stelle del passato mai abbastanza celebrate. Colpa sua. Della comunicazione minimalista e pessima, quando si degna di aprire bocca, anche mal consigliato. E talvolta è stata pure colpa del contesto. I Raptors l’hanno riportato in Canada nonostante tutto, e non solo per una questione di riconoscenza. Perché nel mondo




