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Mps e Banco Bpm verso la nuova governance: tra Roma e Parigi un (possibile?) futuro comune

di Stefano Righi

La presenza dei francesi del Crédit Agricole a Milano e del Mef nel capitale di Siena sono due problematiche da risolvere. Così c’è chi studia, dopo i consigli che si insedieranno a primavera, una possibile soluzione

Lavori in corso. Se a metà aprile le assemblee dei soci voteranno i rinnovi dei consigli di amministrazione è in queste settimane che si decide il futuro prossimo del Monte dei Paschi di Siena, del Banco Bpm e della controllata del gruppo senese Mediobanca.
La scorsa settimana a Siena hanno indicato quale sarà la strada da percorrere, ricalcando le indicazioni che l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva indicato al momento di lanciare l’opas su Mediobanca e ottenendo l’immediata approvazione dal mercato che ha fatto lievitare le quotazioni di Piazzetta Cuccia e anche della capogruppo.

Complessità milanesi

Ora l’attenzione si sposta su piazza Meda, sede del gruppo milanese Banco Bpm. Si evidenziano due diversi livelli di complessità. Da un lato aspetti tecnici che si riassumono nella scelta delle strategie da attuare in vista del rinnovo delle cariche. Il primo azionista della banca è il gruppo finanziario francese Crédit Agricole, che controlla più del 20 per cento del capitale ed è stato

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