
La morte della 17enne francese Cléa Menier riporta alla mente gli anni in cui questi incidenti erano fin troppo frequenti: cosa si è fatto e si sta facendo per evitare gli errori del passato. I drammi di Weir, deceduto nel 2022, e Chabal, che ha perso la memoria
La morte di Cléa Menier, rugbista di 17 anni deceduta per arresto cardiaco dopo un colpo alla testa subito in campo, ha riaperto delle ferite che il rugby sembrava essere riuscito a fatica a rimarginare. Soprattutto perché quanto accaduto riporta alla mente l’assurdo annus horribilis che fu il 2018: soltanto in Francia, nel giro di pochi mesi, morirono tre giovani giocatori. A maggio morì il 17enne Adrien Descrulhes, a dicembre il 18enne Nicolas Chauvin, e un mese prima – a novembre – il 23enne Nathan Soyeux era entrato in coma dopo un grave trauma cranico durante un torneo universitario a Digione: sarebbe morto 43 giorni dopo nonostante una lunga serie di interventi neurochirurgici, nel gennaio 2019, quando scomparve anche il 27enne samoano Faiva Tagatuli (ex Samoa under 20) sempre per le conseguenze di un colpo alla testa.




