
di Giuseppe Sarcina
Le ansie dei delegati al Bayerischer Hof hotel. AOC: esiste un’altra America
DAL NOSTRO INVIATO
MONACO – Wolfgang Ischinger, il settantanovenne presidente della Conferenza di Monaco, manda il primo segnale nell’intervento di apertura. «Penso che ciò che è successo a Davos non debba necessariamente rimanere a Davos. E quindi indosserò questi per un momento». Sorridendo, il decano della diplomazia tedesca inforca un paio di occhiali a specchio, simili a quelli mostrati da Emmanuel Macron al World Economic forum nella cittadina svizzera. La platea ride e applaude. Ma il siparietto di Ischinger è tremendamente serio: a Davos, Macron si era prodotto in un’arringa a favore dell’autonomia europea. Lo ha fatto anche a Monaco, chiudendo il circuito politico di una giornata, probabilmente destinata a rimanere a lungo nella memoria.
Sarà ricordato come il momento della «frattura» transatlantica, annunciata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz? È la domanda ansiogena che scorre nella folla di politici, diplomatici, generali, analisti compressa nei corridoi, nelle salette anguste del Bayerischer Hof Hotel.
Praticamente non si parla d’altro. Al settimo piano, sulla terrazza, dove sono schierati i tiratori scelti della polizia e gli studi televisivi, incrociamo Kurt Volker, 61 anni, uno dei diplomatici




