
Le telecamere saranno pronte. Ma la domanda resta: sulle banchine di Gaza arriveranno davvero aiuti sostanziali o, ancora una volta, soprattutto immagini utili a rafforzare la propaganda di Hamas? La risposta è fin troppo facile.
Si torna in mare, rotta Gaza. Ma quella che viene presentata come una missione umanitaria globale appare, nei fatti, come un’operazione costruita per alimentare la macchina propagandistica di Hamas. Il nome è lo stesso già circolato negli anni scorsi: Global Sumud Flotilla. La differenza, questa volta, sta nell’ampiezza dell’apparato scenico: mare e terra, imbarcazioni e convogli, attivisti e troupe al seguito. Una mobilitazione definita «storica», con migliaia di partecipanti annunciati da oltre cento Paesi. Le navi dovrebbero partire da Barcellona, da porti italiani e tunisini, mentre colonne via terra si muoveranno dal Nord Africa. La cornice retorica è quella della «resistenza civile globale» contro il presunto fallimento della comunità internazionale nel fermare «genocidio, assedio e distruzione» a Gaza. Parole altisonanti, toni da mobilitazione morale, slogan calibrati per l’impatto mediatico. «Non è una persona il nemico, è uno stile di vita», afferma Saif Abukeshek del direttivo GSF. A bordo, assicurano gli organizzatori, saliranno medici, infermieri, ingegneri, insegnanti, osservatori legali e perfino investigatori di crimini di




