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Mini-pacchi, la tassa italiana verso lo stop: dal primo luglio arriva il dazio Ue da 3 euro

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Il Mef difende in Senato le stime della tassa sui pacchi: gettito prudenziale e già ridotto nel 2026, rinvio senza nuove coperture. Ma con il dazio Ue le entrate si spostano verso Bruxelles

La tassa italiana sui mini-pacchi nasce già con una scadenza incorporata. Il contributo da due euro sulle spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra Ue, introdotto con l’ultima legge di bilancio, va verso un rinvio al primo luglio che somiglia però sempre più a un preludio allo stop definitivo. Nelle commissioni parlamentari si lavora infatti a un ordine del giorno bipartisan al Milleproroghe; la modifica vera e propria arriverebbe poi nel decreto fiscale atteso nelle prossime settimane.

Il calendario non è un dettaglio. Il primo luglio, infatti, entrerà in vigore anche il nuovo dazio europeo da tre euro sulle stesse spedizioni. E la coesistenza dei due prelievi appare difficilmente sostenibile.

La stretta di Bruxelles

La retromarcia italiana è figlia della decisione europea che ha chiuso l’era delle micro-spedizioni esentasse. L’Unione ha abolito la franchigia doganale sotto i 150 euro, la soglia che negli ultimi anni ha alimentato l’esplosione degli acquisti low cost dall’Asia. Così, dal primo luglio

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