Anche ieri l’Italia è stata attaccata. Anche ieri è stata costretta a difendersi nella guerra invisibile: quella cibernetica.
Rete ferroviaria, impianti elettrici, sistemi idrici, ospedali, banche, comparti della pubblica amministrazione, ministeri sono costantemente nel mirino degli hacker. Sulla scrivania di Giorgia Meloni c’è un dossier che la premier è tornata a visionare giorni fa dopo l’incursione informatica nella sua mail alla Camera. E discutendone al telefono con un dirigente della sinistra si è incupita perché «i tuoi compagni quando parlano dei fondi alla Difesa gridano sempre al riarmo. Ma sanno a cosa servono quei soldi. Se una mattina ci svegliassimo senza elettricità e con i bancomat fuori uso, lo spiegherebbero loro agli italiani?».
Il riferimento era alla «polemica strumentale» attuata dai leader del Campo largo che accusano il governo di «comprare armi», dimenticando — secondo la presidente del Consiglio — che gli investimenti «servono ad acquistare scudi» per evitare che il Paese venga messo in ginocchio con un clic. Le azioni di guerra ibrida sul territorio nazionale sono quotidiane e si sono moltiplicate rispetto all’anno scorso: nei primi nove mesi del 2026 — ha raccontato Serena Palumbo sul Corriere — l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale «ha rilevato 3271



