di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Concessione di 25 anni al consorzio Jan De Nul-Servimagnus. Il governo promette meno costi logistici, ma opposizioni e sindacati protestano. È la maggiore privatizzazione dell’era Milei
C’è un fiume che, per l’Argentina, vale più di una rete autostradale, di un sistema ferroviario o di un grande aeroporto. È il Paraná, la grande arteria d’acqua che attraversa il cuore del Sudamerica e lungo la quale viaggia circa l’80% delle esportazioni del Paese: soia, mais, grano, oli vegetali e gran parte delle merci che alimentano l’economia argentina. Con l’aggiudicazione definitiva annunciata dal governo di Javier Milei, per i prossimi venticinque anni sarà un consorzio guidato dalla società belga Jan De Nul a occuparsi della gestione di questo corridoio strategico. È la più importante privatizzazione realizzata finora dal presidente argentino e, forse più di ogni altra decisione presa negli ultimi mesi, racconta la direzione che il capo dello Stato intende imprimere al Paese.
La concessione riguarda circa 1.400 chilometri dell’Idrovia Paraná-Paraguay, il sistema navigabile che collega le regioni interne di Argentina, Brasile, Paraguay e Bolivia ai porti sull’Atlantico attraverso il Río de la Plata. Il consorzio formato da Jan De Nul e dalla società argentina Servimagnus



