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Milan, l’arma in più di Amorim: così i suoi cambi decidono le partite

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Sia con il Torino che con il Venezia il tecnico portoghese ha cambiato l’andamento delle gare pescando dalla panchina

Raccontava Ruben Amorim in vigilia come occorra “creare una stabilità nella squadra e dei meccanismi con tutti giocatori che devono sapere cosa devono fare, dobbiamo preparare tutti i calciatori sui nostri concetti”. Detta così, appare come la classica ovvietà. Poi, però, lungo una stagione a volte va diversamente. Capita di vedere qualcuno che fa cose strane, si mette in proprio, sballa i tempi di gioco collettivi. Amorim ha sottolineato questo concetto essenzialmente per due motivi. Il primo è filosofico, nel senso che ai suoi occhi il collettivo viene prima di qualsiasi individualità e quindi riuscire a collocare tutto il gruppo allo stesso livello è una forma di “democrazia da spogliatoio”. Il secondo motivo è decisamente più pratico: sapere che tutti hanno assimilato con lo stesso coefficiente le consegne, mette un allenatore in una comfort zone, quanto meno a livello tattico. E quando succede questo, maneggiare i cambi diventa più semplice. 

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Amorim è ancora all’inizio del percorso rossonero, e in più siamo all’alba della stagione. Il che significa che davanti c’è una cospicua mole di lavoro. Ma non può sfuggire

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