
di Paola De Carolis
Le registrazioni inedite in un nuovo documentario sul re del pop: «Se ora mi dicessero: “Michael, non vedrai più un bambino”, mi ucciderei. Non ho nient’altro per cui vivere»
LONDRA – «Ci sono bambini che mi ricoprono di amore… vogliono toccarmi, abbracciarmi… E io voglio essere un amico… A volte finisco nei guai».
Le parole che Michael Jackson pronunciò al rabbino Shmuley Boteach, sua guida spirituale, nove anni prima di morire, formano parte di un nuovo documentario che riporta al centro dell’attenzione le accuse di pedofilia nei confronti della star. Si tratta di registrazioni inedite che vengono ora utilizzate dall’emittente britannica Channel 4 nell’ambito di «Michael Jackson: The Trial» per riesplorare il processo del 2005 che, pur concludendosi con l’assoluzione di Jackson, rappresentò la fine della sua carriera.
«Non c’è niente di più puro o spirituale dei bambini… Se ora mi dicessi, Michael, non vedrai più un bambino, mi ucciderei… Non ho nient’altro per cui vivere…». Jackson parla liberamente: forse sa che Boteach gli rimarrà sempre fedele, anche dopo il litigio che nel 2004 li porterà a rompere ogni rapporto.
Alle telecamere britanniche, Boteach spiega ora di credere nell’innocenza del musicista: «Per




