Dal 2014 al 2024 la superficie agricola utilizzata destinata agli olivi in Italia si è ridotta del 7,1%, mentre nello stesso periodo il peso produttivo nazionale sul mercato mondiale dell’olio si è quasi dimezzato, scendendo dal 12,7% al 6,3%; e intanto il prezzo dell’extravergine italiano si è mantenuto sopra quello dei concorrenti, arrivando nel novembre 2025 a 7,58 euro al chilo, circa una volta e mezza il greco, 1,7 volte lo spagnolo e oltre il doppio del tunisino. Sono i tre dati che, più di tutti, fotografano lo stato dell’olivicoltura italiana secondo l’indagine sull’industria dell’olio d’oliva pubblicata dall’area studi Mediobanca, e che aiutano a capire perché il prodotto nazionale continui a muoversi su un piano diverso rispetto ai principali mercati internazionali.

Olio, l’Italia arretra mentre il mondo accelera
Il calo della Sau olivicola racconta infatti una trasformazione lenta ma costante del paesaggio agricolo. In questo decennio segnato dall’abbandono dei campi, la Calabria resta la regione con la quota più ampia di superficie destinata agli olivi – il 30,4% della Sau regionale – ma registra comunque una contrazione del 6,7% rispetto al 2014; la segue la Puglia, che con il 27,3% mantiene un ruolo centrale pur




