
di Massimo Franco
Per la presidente del Consiglio si apre un anno difficile, che le opposizioni cercheranno di rendere ancora più complicato
Mettere tra parentesi, se si può, la sconfitta nel referendum sulla giustizia. E arrivare a fine legislatura battendo ogni record di longevità. La strategia di Giorgia Meloni è chiara. Il vero traguardo sono le elezioni nel 2027, e la premier cercherà di arrivarci evitando altre ammaccature. «Niente dimissioni, né rimpasto», ha dichiarato ieri in Parlamento. E nessun nuovo programma, perché va bene quello già scritto tre anni e mezzo fa. Può apparire una linea difensiva, di arroccamento. Ma la leader della maggioranza di destra non sembra vedere alternative. Ha davanti a sé non solo un anno difficile, ma opposizioni decise a renderglielo ancora più complicato. E la reazione è quella di cercare un ricompattamento della propria coalizione; di arginare le pulsioni centrifughe che la prospettiva delle urne tende sempre ad acuire. Da Pd e M5S sono arrivate bordate prevedibili. La politica estera aggressiva di Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu permettono agli avversari di additare le esitazioni del governo; e di esagerarle, anche.
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