
di Simone Canettieri
Dopo la presa di distanza con altri quattro Paesi del G7, Palazzo Chigi cerca la mediazione con Washington per «salvare» i rapporti atlantici. L’idea di un sistema ispirato al «corridoio del grano» per Kiev
Prima lo strappo, poi la mediazione. Il giorno dopo il «no» a Donald Trump all’invio di navi militari a Hormuz e, di sponda, all’iniziativa israeliana in Libano, Giorgia Meloni dice: «Va aumentata l’autonomia strategica ed energetica dell’Europa». Una presa di coscienza che passa dalla difesa e dalla dipendenza nei confronti dell’America.
Dietro le quinte, intanto, la premier prova a giocare anche la carta «della ricomposizione» con l’alleato. Fonti di governo rivelano al Corriere che tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca ci sono stati «contatti diretti». Si cerca di tenere aperto un canale con gli Usa, questo è chiaro.
La scelta dell’Italia di firmare con Canada, Gran Bretagna, Francia e Germania il documento del non possumus (in rottura appunto con America e Giappone) è stata una mossa rivendicata. Le cui conseguenze (o meglio: ripercussioni) sono tutte da capire. La prima riguarda il futuro della Nato, la seconda l’impegno americano sul fronte ucraino. Dunque occorre tentare di accorciare il




