
di Simone Canettieri
Cautela sull’affondo anti Usa di Merz. La missione in Africa: cooperazione tra pari
DAL NOSTRO INVIATO
ADDIS ABEBA – Sussurri dall’altopiano etiope: i toni usati dal cancelliere Merz nei confronti dell’America non sono condivisi dall’Italia. Né da Giorgia Meloni, che si trova qui per la fase 2 del Piano Mattei, né da Antonio Tajani, che è presente alla Conferenza di Monaco dove «l’amico Friedrich» ha usato parole abbastanza definitive verso il nuovo corso degli Usa rispetto all’Europa. L’asse stavolta non c’è. Basta misurare i silenzi. Ma quindi il nuovo motore italo-tedesco va subito in panne e, in aggiunta, su una questione così strategica come quella dei rapporti con la Casa Bianca?
Ovviamente è una questione di grana fina. L’intesa con Berlino non scricchiola dopo l’uscita di Merz. E i concetti espressi dalla premier nel freddo brumoso del castello belga di Alden Biesen durante il Consiglio europeo informale non sono mutati 24 ore dopo nell’eterna primavera di Addis Abeba. Nel dubbio Meloni deciderà di non commentare a caldo le parole del cancelliere («La presidente stava intervenendo al vertice mentre sono uscite» è la versione-tampone) e anche Tajani in pubblico cercherà di smorzare le divisioni con Berlino.



