
di Paola Di Caro e Marco Galluzzo
La prima volta in Parlamento dal referendum: abbiamo colto i segnali arrivati dall’elettorato
Le opposizioni la aspettano al varco, accusandola di «fallimento totale» su tutta la linea: referendum, politiche di governo, riforme, posizione politica troppo pro Usa rispetto alle grandi crisi internazionali. E si chiedono, come fa Matteo Renzi «se arriverà con qualcosa in mano», o già annunciano come il capogruppo del Pd Francesco Boccia che non c’è nulla da salvare: «Se non ci fosse stata la guerra il governo sarebbe già in crisi. È logorato».
Si vedrà stamattina quello che Giorgia Meloni ha in serbo, quando alle 9 si presenterà alla Camera e poi al Senato per un’informativa (senza voto finale). Se ci sarà un colpo di scena (improbabile) o una molto più prevedibile rivendicazione di quanto di buono fatto dal suo governo e l’assicurazione che si andrà avanti fino a fine legislatura, «completando il nostro programma, come mai prima era accaduto», con un record di durata al quale la premier tiene moltissimo.
È la prima volta che la leader di FdI, partito in calo nei sondaggi, parla in pubblico dal dopo referendum di argomenti di politica




