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May el-Toukhy: «Le mie forze per il Leone d’oro. Sono una femminista e amo raccontare donne complesse»

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di Stefania Ulivi, inviata a Venezia

La regista danese ha trionfato a Venezia 83 con «Woman unknown»

 Chiamatela con il suo nome: May el-Toukhy. Arrivata al festival con la scomoda etichetta di «unica donna in gara» se ne riparte con un Leone d’oro dal peso specifico enorme, vinto con un film che ha messo d’accordo, oltre alla giuria, buona parte della critica internazionale. Un titolo beffardamente profetico, Woman Unknown (da noi uscirà con Lucky Red) su cui lei stessa ha ironizzato. «Sono diventata la più famosa donna sconosciuta del mondo».

Il senso dell’umorismo, d’altronde, è una sua arma, l’ha usata spesso per farsi strada in un ambiente a lei estraneo. Nata nel 1977, a Charlottenlund (ormai parte dell’area metropolitana di Copenaghen), madre danese, assistente sociale, padre egiziano, tecnico informatico. «Nessuno nella mia famiglia appartiene al mondo da cui ero attratta, fin da ragazza. Ma puntavo al teatro, magari una professione tecnica. Non pensavo neanche che avrei potuto fare la regista».

È al suo terzo film, ha una lunga esperienza anche nella serialità tv, ha firmato episodi di «The Crown». Come è stato il suo percorso?

«Non una passeggiata. Ho mosso i primi passi ai tempi

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