
di Stefania Ulivi
La regista francoegiziana sotto l’occhio dei riflettori per la mancanza di autrici
«Sono diventata la più famosa donna sconosciuta del mondo». A May el-Toukhy, regista danese di origini egiziane, in concorso con Woman Unknown, non mancano né l’autoironia né il talento. Sa di avere gli occhi puntati, condivide con con Rachel Szork coautrice di NAZA, il peso di essere le sole donne in gara a Venezia 83.
«La questione — fa notare — è strutturale, mi ci sono scontrata lungo tutta la carriera. Il mio film parla della invisibilità delle donne nella storia, della difficoltà di far sentire la propria voce». Ne sa qualcosa, ammette. «Come tante colleghe ho avuto più difficoltà a trovare i budget dei miei i film rispetto ai compagni uomini. Le cose cambiano lentamente, si fa ancora fatica a riconoscere la statura di genialità nel cinema a registe come Agnès Varda, Jane Campion o Kathryn Bigelow e altre. I geni sono tutti maschi. Sarei felicissima se anche ai registi in gara venisse posta la stessa domanda sulla scarsa presenza femminile. Perché il cambio di prospettiva ci riguarda tutti, è una responsabilità comune».
Al suo terzo lungometraggio — ha all’attivo anche diverse




