
di Renato Franco
La signora Coriandoli è la protagonista del libro scritto da Ferrini con Giovanni Fabiano, «A Carnevale ogni omicidio vale» (edito da Solferino)
La casalinga media romagnola — vuoi mettere Bagnocavallo con Voghera? — che sfoggia un umorismo surreale fatto di saggezza popolare e strafalcioni linguistici. Ma anche di battute fulminanti. «Oggi sono tutti intelligenti, non si trova più un ignorante». Il «vero» Maurizio Ferrini da tempo è scomparso dentro la maschera della signora Coriandoli, il personaggio che ha creato a fine anni Ottanta e poi come un fiume carsico è tornato a nuova vita e nuovo successo.
A chi si è ispirato per la signora Coriandoli?
«A varie donne. A mia mamma Rina, a mia zia Elsa, a una dirimpettaia che si chiamava Ada: un pot-pourri di donne che mi hanno dato diversi spunti. Mi piace che sia un personaggio a tutto tondo, non una macchietta bidimensionale».
Le prime apparizioni furono a «Domenica In».
«Allora era una Coriandoli un po’ inesatta, non avevo ancora ben chiaro il personaggio. Parlava troppo velocemente, era fisicamente più brutta perché spesso avevo la barba sfatta, gli abiti erano molto imprecisi».
La svolta?
«Nel 1992 a Striscia la notizia.




