
«Mi spiace non essere riuscita a salutarlo per l’ultima volta». Maura Locatelli ha una voce sottile e i ricordi teneri come fotografie di famiglia. È stata la segretaria di Umberto Bossi per 15 anni, quelli ruggenti e decisivi, quelli della Lega di lotta e di governo. Oggi chiude gli occhi e vede tutti i Bossi possibili: il segretario indaffarato, il politico scaltro, soprattutto l’uomo del popolo che ha saputo interpretare i sogni della gente del Nord senza cravatta.
La rossa di via Bellerio ha un’urgenza, «descrivere, a beneficio di chi non l’ha conosciuto, l’umanità di una persona speciale».
Signora Locatelli, come ha conosciuto Umberto Bossi? «A un comizio nella mia città, Genova, negli anni Ottanta. Avevo 27 anni ed ero iscritta al sindacato autonomista della Lega. Dopo un comizio mi chiese tout court: cerco una segretaria. Ero perplessa, facevo l’infermiera e studiavo Farmacia all’università. Ma quell’avventura mi intrigava e lui era interessato a una persona fuori dal giro. È cominciato tutto così ed è durato fino al 2007. Alla notizia della sua scomparsa mi ha preso un dolore travolgente».
Dopo anni di silenzio ora tutti tornano a parlare di lui. «Ho letto poco, ma quante pennellate creative. Per esempio lui




