
Un paisà a San Sebastian. La Serie A vista dal New Jersey. Quarantacinque cugini di cui uno zoppicante in matematica. La seconda miglior università d’America. Un campo nel Bronx. Un’offerta di lavoro rifiutata. Due provini mai fatti. Una stanza con Nagelsmann. L’approccio olistico al pallone. Un bicchiere di vino e una partita a Zelda. Un motto scritto sui muri di un centro all’avanguardia. Una squadra ribaltata, presa in zona retrocessione e portata vicina all’Europa
Quelli bravi lo chiamano pensiero laterale, è l’arte di risolvere problemi in maniera diversa da quella in cui pretendono di farlo gli altri, e se in un colloquio di lavoro scoprono che ce l’avete vi soffia il vento in poppa perché è stato il propellente di sessant’anni buoni di imprenditoria. Non è una dote innata, eh: si educa e si allena, spesso è il prodotto di un vissuto. Perciò non c’è da stupirsi se l’allenatore con il vissuto più inconsueto d’Europa sta facendo un’impresa che fino a un mese fa nessuno credeva possibile. Il 18 dicembre la Real Sociedad perdeva in casa contro il Girona ed era a un punto dalla zona retrocessione, adesso è vicina alla zona Europa e con un piede in finale di




