
di Alessandra Muglia, nostra inviata
Il successo di Péter Magyar nasce dalle “Isole Tisza”, reti di volontari che sostengono candidati radicati nel territorio. Il suo progetto resta in parte vago, ma si concentra su ripristinare lo stato di diritto, rafforzare i rapporti con l’Ue e combattere la corruzione
Al mercato del sabato a Verres, 20 mila anime a trenta chilometri da Budapest, da una parte c’era il banchetto di Tisza, con i passanti che si fermavano a parlare con i volontari, dall’altra un foodtruck di salsicce di Fidesz, con mini poster elettorali del candidato locale. Uno spaccato rivelatore di due modi diversi di attrarre elettori e reclutare candidati: nel furgoncino è ritratto un ministro, mentre il suo sfidante, presente in carne e ossa al banchetto, è Marton Endre Laszlo, un ex barelliere di ambulanze diventato piccolo imprenditore e creatore di una fondazione per i soccorsi pediatrici. Sembra Davide contro Golia, ma il signor Marton è il favorito di questo distretto intorno alla capitale, il Pest 05. A lanciarlo sono stati i volontari dell’«isola Tisza» locale, una delle centinaia di reti di civili che con la loro mobilitazione hanno dato la spinta decisiva all’ex sconosciuto funzionario del partito




