di Redazione Economia
Il colosso francese di marchi come Dior, Louis Vuitton e Veuve Clicquot ha dimezzato la capitalizzazione rispetto al balzo del post Covid. Le tensioni geopolitiche hanno spento l’ottimismo che spinge i consumi legati ai beni luxury. Ma volano i gioielli. E c’è chi scommette sulla ripresa
I numeri parlano da soli. Due su tutti: quei 60 milioni di consumatori che il comparto del lusso ha perso per strada tra il 2020 e oggi, secondo le stime di Bain. Sono clienti per lo più appartenenti alla categoria “aspirazionale” e pari a circa il 15% della base acquirenti complessiva del lusso a livello globale. E poi c’è quel dato che riguarda uno dei colossi del settore, il conglomerato francese Lvmh, che ha perso quasi tutti i guadagni accumulati in Borsa durante il boom del comparto registrato in epoca pandemica. Quel boom che l’aveva resa la prima azienda europea a raggiungere una capitalizzazione di 500 miliardi di dollari. Il valore di mercato del gruppo quotato a Parigi, proprietario di marchi quali Dior, Louis Vuitton e Veuve Clicquot, si è ora più che dimezzato, scendendo a 213 miliardi di euro rispetto al picco toccato nel 2023. Il calo è




