
di Maurizio Porro
Su Netflix il thriller di James Ashcroft che si inserisce in un ricco filone cinematografico di drammatiche storie sull’infanzia
Bambini molestati, violentati, uccisi: il cinema è pieno di storie di infanticidi seriali, c’è in sala il bellissimo «Maldoror», su un mostro belga, e dal 14 settembre la Cineteca di Bologna ripropone restaurato in 4K il capolavoro di Fritz Lang «M, il mostro di Dusseldorf», 1931, con Peter Lorre che violenta bambine.
Nel mezzo, Netflix ha lanciato il bel nuovo thriller di James Ashcroft, fan del più nero inconscio, «L’uomo dei sussurri». Il protagonista, dal romanzo di Alex North, è un vecchio poliziotto in pensione che scoprì 30 anni prima il rapitore dei bambini scomparsi nella «tranquilla» immaginaria cittadina di Featherbank dove, quando i piccini dormono, c’è qualcuno che sussurra loro alle finestre.
Ed è qui che arriva il giovane vedovo col suo figlioletto traumatizzato dalla morte della madre, puntualmente rapito dopo pochi giorni di scuola, aprendo un grande punto interrogativo, poiché il vecchio colpevole sta scontando l’ergastolo: bisogna scoprire se, come e perché avesse complici in libertà.
Ma sarebbe un «thrillericidio» aggiungere di più, se non che c’è Giuseppe Verdi tra i




