
di Alessandra Muglia
I quattro scenari che potrebbero uscire dalle urne: una nuova Bielorussia, una vittoria di stretta misura (di Orbán o di Magyar) o una svolta liberale. Ma per cambiare davvero le cose all’opposizione servirebbe una super-maggioranza
DALLA NOSTRA INVIATA
BUDAPEST – Il vento sta cambiando in Ungheria a guardare i sondaggi e le piazze stracolme come mai negli ultimi vent’anni. Eppure la cautela è d’obbligo, concordano analisti e intellettuali: per quanto a confermare la svolta sia un sondaggista ritenuto quasi infallibile, Endre Hann di Median (ci aveva azzeccato anche quattro anni fa), sono mille le insidie per l’opposizione, a iniziare dalla possibilità di un’elezione contestata, con Viktor Orbán che potrebbe anche cercare di farla annullare. Scuote la testa Andras Vagvolguy, regista e scrittore che ha ambientato il suo Kolorádó Kid nell’Ungheria dopo la rivoluzione del 1956: «Questo è il voto più importante dal 1990», quando si tennero le prime elezioni dalla caduta del comunismo. E cerca di immaginare in che Paese si sveglierà la prossima settimana.
«Quattro scenari possibili: nel primo, il più improbabile, Orbán riottiene la super maggioranza, e in quel caso Budapest diventa Minsk e l’Ungheria la Bielorussia 2.0» racconta Vagvolguy, seduto a un




