
di Marzio Breda
Con il racconto per immagini il presidente Mattarella a tratti ha utilizzato un registro alla Pertini, quasi emotivo, per dire «come eravamo»
Ha rovesciato il canone dei bilanci annuali, in cui prevalgono sempre gli spunti ansiogeni. Per lui era meglio sterilizzare le questioni divisive, facendone cenno solo «per titoli», anche perché le aveva già esplorate con toni severi davanti al corpo diplomatico e alle alte cariche dello Stato.
Certo, non poteva scansare il tema della pace in Ucraina e Medio Oriente, sabotata finora con «ripugnante rifiuto da chi si sente più forte», secondo la sua condanna. Ma quel che gli premeva, stavolta, era di indicare un percorso concreto e sperimentato per affrontare il futuro. E di affidarlo soprattutto ai giovani, perché starà a loro tenere insieme la trama sociale del Paese e rigenerarlo attraverso una nuova coesione, spazzando via le eterne faziosità e il congenito deficit di autostima.
Sarà ricordato come il messaggio dell’orgoglio repubblicano, quello che Sergio Mattarella ha affidato agli italiani nella notte di Capodanno. Ha costruito una cornice retorica semplice, per la sua riflessione. Gli è bastato ancorarsi all’ottantesimo anniversario della Repubblica nata dalla lotta di Liberazione, che cadrà




