
di Mara Gergolet
Lo scrittore: «La mia tesi è sempre stata che proprio l’immagine che ci facciamo della Ddr contiene anche un potenziale per contrastare la destra, o l’estrema destra. Ora temo danni enormi alla cultura e alla scuola»
DALLA NOSTRA INVIATA
MAGDEBURGO – «L’AfD vede nell’Est una Germania originaria, senza stranieri», dice Ingo Schulze. Non pensava alla vigilia che l’AfD ottenesse la maggioranza, e ora che è sulla soglia dell’impensabile, è frastornato, come tutti.
Con l’Est, o meglio con la Ddr, Schulze è associato da sempre, fino a essere lo scrittore più rappresentativo uscito da quelle terre. «Ho sempre scritto della Ddr in relazione al mondo dopo il 1990. Per me è stata, e continua a essere, uno sfondo che permette di comprendere meglio le ovvietà del presente». E sono proprio queste terre, quelle nelle quali l’AfD ha imposto il suo regno.
La AfD si è riappropriata di quel passato? Cancellando, al contempo, tutto quello che la Ddr aveva di violento e repressivo?
«La mia tesi è sempre stata che proprio l’immagine che ci facciamo della Ddr contiene anche un potenziale per contrastare la destra, o l’estrema destra. Si tratta di ricordare ciò che vi era




