
di Danilo di Diodoro
Uno studio svela i meccanismi per cui il classico «calo di zuccheri» è percepito dall’organismo anche in una zona della corteccia cerebrale che gioca un ruolo importante nella gestione delle emozioni
Sono purtroppo molte le possibili cause di cattivo umore e stati di irritazione, ma ne va tenuta presente anche una spesso trascurata: la fame.
Tanto che per questa condizione, l’irritazione da fame, è stata coniata una parola specifica che in inglese funziona a pennello: «hangry», fusione di hungry, affamato, e angry, arrabbiato, parola addirittura entrata nell’Oxford English Dictionary.
Come viene
Uno studio pubblicato sulla rivista eBioMedicine (del gruppo The Lancet), coordinato da Nils Kroemer, docente di psicologia medica all’Università di Tübingen, ha cercato di fare luce su questa specifica forma di malessere e malumore.
Lo studio ha permesso di confermare l’esistenza una relazione tra l’arrivo di un senso di fame, di cui magari non ci si rende pienamente conto perché presi dal lavoro, e uno stato di irritazione crescente. I ricercatori hanno anche capito che non è tanto l’abbassamento del livello di glicemia, il cosiddetto calo degli zuccheri nel sangue, a determinare il malumore, quanto la percezione complessiva dello stato energetico dell’organismo, come viene rilevato




