
di Davide Frattini
Teheran comunica che le «navi non ostili» ora possono attraversare lo stretto, in cambio di 2 milioni di dollari. I 15 punti proposti dagli Stati Uniti: rinunciate all’atomica e alle milizie e toglieremo le sanzioni
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Sale il prezzo della benzina, scende il consenso per Donald Trump, costano sempre di più le sortite dell’aviazione israeliana: il carburante per i jet è raddoppiato a 200 dollari al barile, il volo andata e ritorno per l’Iran può arrivare a bruciare 30-40 mila dollari per ogni caccia. I raid di Tsahal non si sono per questo fermati come sono continuati i lanci di missili da parte dei Pasdaran e dell’Hezbollah libanese: la guerra per questi contendenti va avanti come se il presidente americano non avesse annunciato di voler tentare la via delle trattative. È sempre stato così, tragicamente: più i tempi stringono, più la tregua si potrebbe avvicinare, più gli eserciti intensificano quelli che potrebbero essere gli ultimi colpi.
Trump è convinto che la mediazione possa avere una possibilità. «Stiamo parlando con le persone giuste», dice. «In Iran abbiamo eliminato tutti i leader, c’è un nuovo gruppo, però non mi fido di nessuno». L’interlocutore dei




