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L’industria dello sport, l’Italia resta indietro sulla spesa pubblica ma è quinta per l’export

di Emily Capozucca

Bianchi (Confindustria): «Non si cresce restando nella categoria juniores. Bisogna valorizzare la sport economy, i grandi eventi sportivi e il ritorno che hanno per il paese, a cominciare da queste Olimpiadi»

L’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei per quanto riguarda la spesa pubblica per servizi sportivi e ricreativi. Nel 2022 la spesa pubblica italiana per servizi sportivi e ricreativi è stata di 5,2 miliardi, pari a 88 euro pro capite e allo 0,48% della spesa pubblica complessiva. Secondo i dati Eurostat, la Francia spende 215 euro pro capite, la Germania 119, la Spagna 126. In rapporto al Pil, l’Italia resta allo 0,27%, meno della metà della Francia. Lo rileva Confindustria che ha presentato ieri a Casa Italia la Rivista di Politica Economica «Milano Cortina a cinque cerchi. L’economia dello sport e della montagna», realizzata da Confindustria in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale che ha acceso un faro sull’importanza dello sport per l’economia italiana e sull’eredità che può lasciare come ricaduta sui territori. 
«Non si cresce restando nella categoria juniores»  ha affermato Fausto Bianchi, vicepresidente di Confindustria e presidente Piccola Industria, inviatando il Paese alla crescita. «Bisogna valorizzare la sport economy,

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