
di Massimo Franco
Il traguardo dell’approvazione della legge elettorale sarà raggiunto, proprio in coda della legislatura. I veleni, però, continuano a fluire in abbondanza
La serenità «come sempre» ostentata ieri dalla premier Giorgia Meloni è comprensibile. Almeno sulla riforma elettorale, anche il voto segreto di oggi non dovrebbe riservare sorprese. A sentire il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, di FdI, potrebbe accadere perfino che la legge sia votata da una parte delle opposizioni. Se le previsioni saranno confermate, per quanto controverso e contestato il traguardo sarà raggiunto, proprio in coda della legislatura. I veleni, però, continuano a fluire in abbondanza.
E la serenità del governo dovrà confrontarsi con i ricorsi che le opposizioni si preparano a presentare alla magistratura. Da oggi partirebbe un’altra corsa contro il tempo: quella di arrivare alle urne prima che la Consulta arrivi a dichiarare la riforma, o alcuni punti, incostituzionali. Votare prima significherebbe incassare il risultato, qualunque esso sia, e affrontare successivamente l’esigenza di correggere le norme sospette. Per il governo non ce ne sono, per la minoranza lo è l’intero impianto della riforma.
Scontata la posizione della maggioranza, come quella delle opposizioni. Ma dentro FI qualcuno ha




