di Luca Angelini
Il conto dei danni legati al cambiamento climatico è sempre più alto, ma continua ad essere considerato una specie di «imprevisto». Si dovrebbe inserire nella prossima legge di Bilancio uno stanziamento significativo
Dopo i disastri meteo di marzo, il governo ha riconosciuto lo stato di emergenza (per 12 mesi) per Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia, dopo aver assunto a gennaio un analogo provvedimento per Calabria, Sardegna e Sicilia a causa del «ciclone Harry». Nelle settimane scorse la Toscana ha avviato il processo per definire lo stato di emergenza regionale e la stessa cosa sta facendo la Lombardia dopo i danni provocati a Cremona e in altre province. La lunga estate calda non è ancora finita, il 2026 men che meno e l’elenco potrebbe dunque allungarsi. Ma ce n’è purtroppo già abbastanza per constatare che l’eccezione sta diventando la regola e l’emergenza una sorta di nuova, devastante normalità.
La climatologia
Del resto, non c’è troppo da stupirsi. Come ha scritto qualche tempo fa sul Corriere la fisica Gabriella Greison, «oggi non stiamo osservando semplicemente qualche grado in più. Stiamo osservando un sistema che modifica il proprio modo di funzionare. Chi continua a ripetere “anche una




