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Liliana Cavani: «A 11 anni, durante il fascismo, ho visto 16 cadaveri. Poi ho girato quella scena»

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di Valerio Cappelli

La regista riceverà il premio alla carriera al Lucca Film Festival: «Il mio prossimo progetto? Raccontare il Vangelo, ma è difficile»

Nel suo cinema Liliana Cavani racconta con uno sguardo unico il rapporto tra potere, desiderio, colpa, le zona ambigue, i conflitti morali. Poi c’è l’amore, quello immenso, di cui ha parlato nei tre film su san Francesco. Due saranno mostrati al Lucca Film Festival (al via il 26 settembre, dove la regista riceverà il premio alla carriera), il primo con Lou Castel del 1966, e la versione restaurata di quello con Mickey Rourke dell’89.

Lei, un’atea innamorata di un santo.
«Vengo da una famiglia laica totale. Di Francesco sapevo quello che si impara a scuola. Però mi capitò di leggere un libro trovato su una bancarella alla stazione di Bologna, del teologo svizzero Sabatier. Vi trovai cose interessanti. Proposi un film ad Angelo Guglielmi che dirigeva Rai3. Entrambi venivamo dal concorso per entrare in Rai, ma le donne al massimo potevano occuparsi di programmi pomeridiani per bambini e non volli entrare. Questo mi recò rispetto tanto che cominciai da esterna a fare documentari storici: sul Terzo Reich, Stalin, le donne della Resistenza, che dovrebbe

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