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L’ex studente del ’56 che sfidò l’Armata Rossa

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L’ungherese Lajos Pintér: «Volevamo solo essere liberi, il patto tradito e i mitra nel fiume»

di Alessandra Muglia / CorriereTv

Non capita spesso di poter toccare con mano la Storia. E’ successo l’altra sera quando al ricevimento indetto a Milano per i 70 anni dalla rivoluzione ungherese si è palesato uno di quei «ragazzi di Buda» definiti eroi dell’anno dal settimanale Time nel 1956. Lajos Pintér era tra gli studenti scesi in piazza sognando la libertà contro il totalitarismo sovietico: è rimasto uno degli ultimi testimoni di quella rivolta poi soffocata nel sangue il 4 novembre. «E’ stata comunque la prima faglia nel Muro di Berlino» considera l’ambasciatore d’Ungheria in Italia Andor David, ricordando che all’epoca il governo italiano condannò la repressione di Mosca e offrì «una solidarietà eccellente» ospitando 4mila profughi ungheresi, tra cui lo stesso Pintér, che a Verona continuò gli studi di medicina fino a diventare primario del pronto soccorso della città e docente universitario.  Dopo sedici anni a guida Orbán, il cambio di registro è notevole. Budapest ha celebrato  l’anniversario rimettendo al centro i suoi legami con l’Europa. La presenza di Ursula von der Leyen e António Costa, accanto al premier Péter Magyar, sancisce un

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