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L’esuberante Pausini frenata dallo stile Conti (con poche eccezioni)

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di Renato Franco, inviato a Sanremo

L’istinto represso della cantante che si definisce «logorroica»

SANREMO Divisiva sempre. Questa volta (per ora) no. Laura Pausini è una catalizzatrice. In tempi di polarizzazione (politica e social) lei di solito rappresenta il codice binario delle emozioni: o la ami o la detesti, o sei un «pausiner» o combatti per un mondo «depausinizzato».

A Sanremo però c’è una Pausini diversa, complice anche la gabbia del Festival pensato da Carlo Conti, uno che dice a parole di amare l’improvvisazione e la spontaneità ma poi tendenzialmente preferisce che le cose seguano un corso ben preciso.

Di solito Laura deborda, straripa, esonda, tracima, la «tiene come todas». Invece qui sta al suo posto, composta, frenata, ubbidiente, un soldato agli ordini dell’abbronzatissimo Carlo V.

Eppure era stata lei stessa a definirsi «logorroica», difficile da contenere. «Parlerò meno io», aveva replicato divertito Conti. Invece è andata a finire che hanno parlato meno tutti e due.

Due serate punteggiate da scambi innocui.

Lei che si finge contrariata «e io quando canto?»; lei che scherza in spagnolo e ribattezza il conduttore «Carlos Cuentas»; lei che fa l’autoironica sulle sue «zeta», che da buona romagnola non rientrano

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