
di Francesco Battistini
Ma il sindaco di Bologna difende il corteo dopo la morte di Fakir: l’avevamo fatto anche per altri concittadini
As your bad day disappears, per citare i Radiohead che sono il suo gruppo preferito: mentre Matteo Lepore si lascia alle spalle il suo lunedì nero, di quand’è sceso in piazza Nettuno a chiedere giustizia per Fakir e poi s’è scatenato l’inferno, ecco un altro giorno torrido, un altro appello, un’altra folla, un’altra piazza.
Un altro rischio: «Il prossimo Due Agosto — dice — sarà un appuntamento di grande rilievo. Se la domanda è se è importante esserci in questo momento, per quel che è successo nei giorni scorsi al Pilastro, la mia risposta è sì. È importante partecipare. Perché ogni volta che Bologna è stata ferita, s’è ritrovata nella partecipazione non violenta, accanto ai familiari delle vittime».
Non teme l’impopolarità, il sindaco più votato della storia bolognese. E nemmeno lo preoccupa chi si chiede che cosa c’entrino le 10.25 del 2 agosto 1980 — che fecero ottantacinque vittime e furono il peggiore attentato della storia repubblicana — con le 12.53 del 19 luglio scorso, che videro morire il povero Abderrahim Fakir e




