
di Enrica Roddolo e Gian Guido Vecchi
La prima visita di un Papa a Monaco in 488 anni: «Ogni bene nelle nostre mani va redistribuito». E chiede: «Non abituiamoci al fragore delle armi»
Dai nostri inviati
MONACO
La «lunga Quaresima del mondo», mentre «il male imperversa e l’idolatria rende indifferenti i cuori». Ecco: «Le guerre che insanguinano il mondo sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro». A metà pomeriggio, nella messa che allo stadio conclude la sua visita di nove ore nel Principato di Monaco, è come se Leone XIV ricapitolasse il senso di un viaggio che, al suo annuncio, appariva sorprendente.
Prevost è il primo Papa in epoca moderna (passò di qui Paolo III, nel 1538) a visitare lo Stato più piccolo del mondo dopo il Vaticano, poco più di due chilometri quadrati, trentottomila abitanti e il reddito pro capite più alto del pianeta. Così il Papa ha parlato anzitutto di «responsabilità», perché «il Regno di Dio viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, privilegiati e scartati, amici e nemici», ha scandito: «Ogni talento, opportunità e bene posto nelle nostre mani




