Home / Spettacoli / Leonardo Pieraccioni: «L’Ai ci invidia, per questo ci scongela i surgelati. Meglio gli attori in carne e ossa, Ceccherini potrebbe sostituirlo al massimo un cinghiale dopo che gli si sono tolti i peli»

Leonardo Pieraccioni: «L’Ai ci invidia, per questo ci scongela i surgelati. Meglio gli attori in carne e ossa, Ceccherini potrebbe sostituirlo al massimo un cinghiale dopo che gli si sono tolti i peli»

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Il regista torna al cinema con la sua favola moderna, «Un Weekend Artificiale»: le macchine ci invidiano perché noi umani proviamo emozioni

Quando era bambino, Leonardo Pieraccioni stava spesso a dormire da sua nonna. «Si dormiva tutti e due nella stessa stanza e lei leggeva in continuazione, sul suo lettone alto alto. La mia nonna era un po’ grossa e per leggere aveva questo lumino piccino, mentre intorno era tutto buio… mi sembrava di essere nella pancia della balena». L’amore per le storie e, soprattutto, il desiderio di raccontarle è nato forse proprio lì per il regista che dal 12 novembre torna al cinema con il suo sedicesimo film, «Un weekend artificiale», riuscendo nella carambola di umanizzare e rendere addirittura romantica la gelida intelligenza artificiale. 
Felice di tornare alla regia?
«Ma sì, perché poi, alla fine, io non è che ho iniziato a raccontare storie nel ‘95 con I laureati; le storie, chi c’ha voglia di raccontarle, le racconta da bambino: a scuola, con gli amici. È un desiderio che si deve soddisfare».
 Questa nuova storia parla di intelligenza artificiale ma ribaltando la prospettiva: attraverso l’umanoide interpretato da Giulia Vecchio è lei a riconoscere nell’imperfezione umana qualcosa di impossibile da raggiungere. 
«Avevo voglia di

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