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Legge elettorale, ora l’esigenza è di arrivare a una riforma condivisa

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di Massimo Franco

La sconfitta del governo al referendum sulla Giustizia rende più difficile il sì delle opposizioni al dialogo. Il rischio di forzature

Non è chiaro se un nuovo sistema elettorale sia una priorità ineludibile. Invocarlo perché altrimenti «si rischia il pareggio», come sostiene il governo, è una motivazione controversa: se non altro perché Giorgia Meloni governa dal 2022 con l’attuale, e con problemi spuntati più dall’interno della maggioranza che dalle opposizioni. In più, la sconfitta nel referendum sulla Giustizia rende problematico quello che prima appariva un percorso quasi scontato, nella previsione di una vittoria dei Sì. 

Su questo sfondo modificatosi a sorpresa, l’esigenza di una riforma condivisa si presenta più forte di prima. Sia perché manca un anno alla fine della legislatura, e questo complica la decisione di una modifica unilaterale in extremis; sia perché le opposizioni ritengono di avere vinto il referendum, e vogliono costringere il governo al negoziato. Le accuse a Palazzo Chigi di tentare di nuovo «una forzatura», di cercare di imporre un testo blindato dalla maggioranza, come sulla giustizia, nascono da qui. In apparenza rendono impossibile un accordo. 

In realtà il primo problema che la premier ha davanti è

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