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Legge elettorale, nel Pd si apre il caso preferenze

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di Adriana Logroscino

Il Nazareno: niente favori a FdI sulla legge. Ma Decaro: errore non introdurle. Il «dilemma» M5S

Fratelli d’Italia, non essendo riuscita a far convergere Lega e Forza Italia sulle preferenze, punta dritto sul dibattito parlamentare. Dove una maggioranza alternativa potrebbe profilarsi: apertamente, infatti, sono pro preferenze, oltre agli alleati di Noi moderati, Italia viva, Azione e pezzi del Pd e del M5S. Sono loro il bersaglio grosso.

I contatti sono iniziati. Anche se Pd e M5S — questa l’indicazione dei leader — non faranno «favori alla premier parlando di dettagli di una legge che va respinta in blocco perché, con un mega premio di maggioranza, demolisce i quorum di garanzia». Ma il premio è appunto il perno della legge elettorale. E ieri Giorgia Meloni, rivendicando con Bloomberg «l’impegno del governo per la stabilità», in un certo senso l’ha ribadito.

Sulle preferenze — dopo l’annuncio di Giovanni Donzelli su un emendamento di FdI per introdurle — è tornato ieri un altro meloniano della prima ora, Fabio Rampelli, con un appello: «Mi auguro che l’Aula, esprimendosi liberamente, le introduca. Il Pd accetti la sfida». Dalle parti del Nazareno, nessuna replica alle sollecitazioni: fino al

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