
di Francesco Verderami
La «tutela» di Calenda. La scelta di muoversi prima del refrendum
Tutto come da copione.
Appena la maggioranza ha depositato il testo della legge elettorale, le opposizioni hanno iniziato ad alzare le barricate. Sebbene il tenore bellicoso delle loro dichiarazioni pubbliche sia apparso agli sherpa del centrodestra «assai diverso dal tono dei colloqui riservati» avuti ieri. È comprensibile, visto che fra meno di un mese si terrà il referendum sulla giustizia, vissuto come una finale anticipata delle elezioni politiche.
In ogni caso il doppio standard sarà il canovaccio che accompagnerà i rapporti ufficiali tra i due schieramenti durante l’iter della riforma in Parlamento. Che la maggioranza mira ad approvare entro l’estate.
Si chiamerà « Stabilicum », come l’ha battezzato il forzista Benigni, e la sua gestazione è stata meno travagliata del previsto dato che FdI ha accolto (quasi) tutte le richieste degli alleati. Ha accettato di non indicare il nome del candidato premier sulla scheda elettorale. Ha evitato di cambiare la mappa dei collegi, che avrebbe garantito una proliferazione dei capilista. Ha assecondato l’intesa sul delicato sistema della distribuzione dei seggi. E alla fine ha accantonato anche il meccanismo delle preferenze, sul quale ancora l’altra sera




