
di Massimo Franco
Perfino la nascita di una formazione di centro diventa parte della competizione tra Pd e M5S: i primi con Renzi, i secondi con Onorato
Una patina pesante di strumentalità sta coprendo sia i contorni della riforma elettorale, sia i tempi della legislatura. Il governo sembra preoccupato soprattutto di approvare una legge che metta in difficoltà il fronte avversario, argini l’estremismo di Roberto Vannacci e scongiuri esiti ambigui: manovra controversa.
Nelle opposizioni la data del voto incrocia la discussione sulla celebrazione delle primarie. Perfino la nascita tormentata di una formazione di centro diventa parte della competizione tra Pd e M5S: ognuno dei due pronto a sostenerne una variante. In questa guerra tattica, che in realtà riguarda anche i rapporti tra la premier Giorgia Meloni e i suoi alleati di FI e Lega, il resto appare secondario.
Non si parla del ruolo del Quirinale, che pure ha la parola finale sull’eventuale scioglimento anticipato del Parlamento. Né si accenna a una Corte costituzionale che aspetta di capire quale sarà la ricaduta della pasticciata riforma in incubazione prima di far conoscere il proprio parere: una presa di posizione che su alcuni punti appare inevitabile. Il gioco




