
Il danno più grande però è un altro: la fiducia che si incrina. Non ti puoi fidare se le regole cambiano dalla sera alla mattina. E in un momento storico in cui ogni scelta legata all’automobile – quale tecnologia acquistare, quando farlo, come usarla – è già di per sé difficile e carica di incertezza, questa sfiducia ha un peso specifico enorme.
La stessa transizione energetica non è solo una questione tecnica o industriale: è, prima di tutto, una questione di fiducia. Le persone accettano di cambiare abitudini, di investire in tecnologie più costose, di rinunciare a certezze consolidate soltanto se credono che le regole del gioco rimarranno stabili abbastanza a lungo da giustificare la scelta.
Per l’automobile, e più in generale per la mobilità, serve una strategia nazionale che dia certezze, non improvvisazioni locali che generano confusione. A Roma come altrove, il problema non è far pagare di più o vietare la circolazione: è farlo sapere per tempo, spiegando il perché e condividendo la visione.
Finché questa chiarezza mancherà, ogni provvedimento sarà vissuto come un’imboscata. E le imboscate danneggiano tutti.




