
di Guido Olimpio
Da Washington si fa più insistente la possibilità dell’invio di truppe per presidiare la fascia costiera attorno a Hormuz e occupare l’isola di Kharg. L’Arabia Saudita minaccia di intervenire, ma a quale prezzo?
Il conflitto continua ad espandersi coinvolgendo sempre di più il settore energia mentre da Washington trapelano segnali di ulteriori mosse, compreso il ricorso a forze di terra.
L’offensiva
Israele e Stati Uniti, a volte con distinguo, perseguono nella campagna per neutralizzare basi missilistiche, depositi, fabbriche belliche, bunker. Sono migliaia i raid condotti con cruise delle navi, ordigni ad alto potenziale dei bombardieri B 1 e B 52, missili dei caccia e droni.
Gli ultimi strike nella zona di Hormuz sono considerati dagli esperti come una fase preparatoria per cercare di tenere aperto lo Stretto. La sola aviazione, però, non basta. Ed ecco i presunti piani per l’impiego di unità terrestri. Non solo il contingente dei Marines in trasferimento via nave dall’Asia ma anche truppe oggi ancora negli Usa. Fonti citate dalla Reuters rilanciano le ipotesi di azioni per presidiare la fascia costiera attorno allo Stretto, per occupare l’isola di Kharg o tre isolotti Abu Musa, Piccola e Grande Tumb, per




