di Ferruccio de Bortoli
L’ultima grande operazione nel credito crea un campione nazionale. Ma oltre alle sinergie attese e ai vantaggi per gli azionisti, restano aperti i temi della concorrenza e dell’impatto sui risparmiatori
Intesa Sanpaolo è una grande banca ma, a maggior ragione se l’Opas su Montepaschi andrà in porto, dovrà temere soprattutto sé stessa. E il troppo consenso che la circonda. Rimane fuor di dubbio che l’operazione, molto apprezzata finora dal mercato, sia pienamente giustificata da ragioni strategiche. E che l’Europa, e non solo l’Italia, abbiano bisogno di creare soggetti finanziari forti e ben capitalizzati in grado di combattere le sfide di fintech e Intelligenza artificiale oltre che affrontare la concorrenza di colossi americani e cinesi. Dopotutto questa è la sintesi dei celebrati rapporti Draghi e Letta, scritti da due ex premier italiani.
Se non si creano, in alcuni dei settori strategici dell’economia del futuro, dei campioni europei saremo ridotti al ruolo di spettatori se non a quello, umiliante, di sudditi. Nel clamore dell’offerta da 30 miliardi sul gruppo senese — finalmente proposta con un po’ di cassa, vista la marea di utili, e non solo con la tradizionale carta — va riconosciuta la funzione




