Alcuni scommettono in Borsa prima ancora di essere diventati maggiorenni con il trading online, anche se sarebbe illegale. Altri non muovono un passo senza aver consultato ChatGPT o Gemini, poco importa se sugli affari di cuore o sul compito in classe. Tantissimi passano ore e ore sui social, ipnotizzati da reel e foto, senza concentrarsi su nulla per più di qualche secondo.
È la realtà di molti adolescenti italiani, ma guai a pensare che gli adulti siano immuni: la rivoluzione del Web ha travolto anche chi ha trascorso la prima parte della vita in un mondo analogico e ora per tutti, a ogni età, lo spettro della dipendenza da Internet, smartphone e social non è così remoto.
Evolutivamente vulnerabili
Il tempo vola, scrollando video al cellulare: a tutti capita di stare col telefono in mano un’ora, credendo che siano passati pochi minuti. Qualcuno pensa a quello fin dal risveglio al mattino: scivolare nella dipendenza da nuove tecnologie è facile, perché come ha spiegato di recente Keith Humphreys, psichiatra dell’Università di Stanford in California (Usa), in un documento sulle dipendenze: «Abbiamo un cervello antico in un ambiente nuovo. La vulnerabilità alle dipendenze non ha avuto




